In una settimana che verrà ricordata nel nostro paese principalmente per lo slittamento dell’Imu sulla prima casa, le economie europee (e quella italiana in particolare) vedono intorpidirsi ulteriormente le acque in cui navigano. Infatti, questa è stata una settimana di brutti risultati circa il Pil per l’Europa e dei suoi componenti. Nello specifico: per l’Italia, la Francia, in parte la Germania e l’Eurozona.

IL TRISTE RECORD ITALIANO Nonostante molti esperti ancora oggi si accapiglino sulla validità del Pil inteso come indicatore di benessere, un dato certo è quello che vede il nostro paese come privo di qualsiasi spinta alla crescita. Sarà stata l’austerità del precedente governo? Sarà la crisi globale? Saranno i numerosi ritardi del sistema Italia? Le cause possono essere molteplici. Il risultato è uno solo: dal 2011 l’Italia non cresce, con un prodotto interno lordo che ha toccato il triste record di sette trimestri negativi. Sette trimestri, ovvero 21 mesi: quasi due anni.

I NUMERI Meno 0,5% rispetto allo scorso trimestre, meno 2,3% anno su anno: cali peggiori rispetto a quelli previsti dagli analisti di uno 0,1% in entrambi i casi. Impietose cifre che, oltre alle disamine che si possono fare, parlano un linguaggio fin troppo comprensibile, quello della mancanza della crescita. Nonostante uno spread che ha chiuso la settimana sui 288 punti (e con un rendimento sotto la soglia dei 4 punti percentuali, al 3,90%), nonostante la borsa di Milano ed il suo indice principale – il FTSE MIB – ieri abbiano concluso in positivo una settimana di buoni guadagni, per l’economia reale l’uscita dalla recessione sembra ancora lontana.

 LA FRANCIA IN RECESSIONE Obiettivo crescita 0,1%: questo il target cui punta la Francia per la fine dell’anno. Ma le buone intenzioni per i transalpini hanno cozzato con la dura realtà: in un paese che sta soffrendo una fortissima disoccupazione (anche legata a un’industria, quella dell’auto, in forte calo e che rappresenta uno dei motori dell’economia), ecco di nuovo la recessione. Per il terzo trimestre sugli ultimi quattro, la Francia si ritrova con un Pil a segno negativo: un -0,2% identico a quello dello scorso trimestre, con cui si chiudeva il 2012.

LA GERMANIA VERSO LA CRESCITA ZERO? Ma segnali poco incoraggianti sono arrivati anche dalla cosiddetta “locomotiva d’Europa”: la crescita, infatti, è stata di un lieve 0,1%, al di sotto dello 0,3% previsto dagli analisti. In un Euro-17 al quarto dato consecutivo di Pil in calo (-0,2% su base trimestrale, -0,7% su base annua), questo aumento debole della Germania potrebbe aver molteplici significati. Uno in particolare è interessante: la possibilità che anche a Berlino arrivino segnali del fatto che il rigore dei conti pubblici non è tutto. È questo un fatto testimoniato dai due anni in più accordati a Francia e Spagna per risanare gli stessi conti pubblici, oltre che dalla velata approvazione del pagamento italiano sui debiti della pubblica amministrazione.

TRA ITALIA ED EUROPA Ma la parola chiave, per l’Italia inserita in questo contesto, è “ottobre”: in quel mese, infatti, la politica e l’economia da un lato e il nostro paese e l’Europa dall’altro saranno come non mai intrecciate. In quel mese, in Germania ci saranno le elezioni: potrebbe essere, forse, la fine dell’inflessibilità sui conti europei. In quel mese, in Italia ci sarà il congresso del Pd, e forse si capirà su che base (e su che partito o partiti) la sinistra italiana giocherà la sua partita.