Un anno di tempo per risolvere l’emergenza carceraria italiana e un risarcimento ai detenuti vittime del sovraffollamento. È la presa di posizione Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha rigettato il ricorso presentato dall’Italia e confermato la sentenza emessa l’ 8 gennaio scorso, diventata così definitiva. Il nostro Paese ha quindi un anno per rimediare alla situazione disastrosa in cui versano le nostre carceri, pena il risarcimento a ogni detenuto che, da lì in poi, ne faccia richiesta.

La sentenza. Tutto nasce dalla denuncia di un detenuto nel carcere di Busto Arsizio, al quale si sono poi aggiunti altri sei detenuti dello stesso istituto e del carcere di Piacenza: hanno raccontato di aver vissuto in celle di 9 metri quadrati in sei, di come la mancanza d’acqua calda nell’istituto non abbia loro permesso neanche il lusso della doccia, di come la luce fosse praticamente assente a causa delle sbarre troppo grandi. L’8 gennaio del 2013 la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato il nostro Paese per trattamento inumano e degradante di questi detenuti, obbligando l’Italia a pagare un totale di 100 mila euro per danni morali.

Il riesame. La Corte di Strasburgo ha rigettato la richiesta del governo italiano per il riesame davanti alla Grande Camera del ricorso Torreggiani sul sovraffollamento. La richiesta di riesame era stata formulata dal governo italiano, che aveva motivato l’atto con la necessità di maggiore tempo a disposizione, per un problema particolarmente complesso da risolvere: non è la prima volta che l’Italia viene condannata per violazione dei diritti umani, in merito al trattamento dei suoi detenuti. La prima condanna, infatti, riguardava un detenuto di Rebibbia e risale al luglio del 2009. Dopo l’episodio, il governo ha tentato di correre ai ripari mettendo a punto il “piano carceri”, da più parti contestato: il progetto, infatti, prevede la costruzione di nuovi complessi e l’ampliamento di quelli esistenti, ponendo poco l’accento sulle misure alternative alla detenzione.

La guerra dei dati. Non c’è accordo sui numeri dell’emergenza: i dati più recenti, diffusi da qualche giorno per iniziativa del ministro Cancellieri, parlano di 66 mila detenuti, circa 20 mila in più dei posti disponibili. Ma secondo Antigone, associazione che si batte da anni sulla questione delle condizioni carcerarie, i detenuti in eccesso sarebbero almeno 30 mila.

I dati snocciolati al Senato dal ministro Cancellieri si riferiscono ad una rilevazione recente, del 15 maggio 2013: secondo i numeri ufficiali quindi, nei 206 istituti italiani ci sono 65.891 detenuti, di cui 24.691 in attesa di giudizio, 40.118 condannati e 1.176 internati. Ma è sulla capienza regolamentare che i pareri divergono in modo netto: secondo il ministro, infatti i posti negli istituti sono 47.040, ma Antigone contesta il dato, parlando di 8.000 posti in meno rispetto ai dati ufficiali.

«Nelle carceri italiane ci sono circa ottomila posti letto regolamentari in meno rispetto ai 45.000 calcolati dal Dap»spiegano da Antigone «ciò vuol dire che i posti disponibili realmente sono appena 37mila» , ovvero circa 180 detenuti ogni 100 posti letto. Questo fa sì che il nostro paese sia il terzo in Europa per sovraffollamento, dopo Serbia e Grecia, contando un rapporto fra detenuti e posti pari a quasi il doppio di quello tedesco, dove la media è 92.
I dati divergono anche sulla media rilevata dal Consiglio d’Europa, che ha diffuso un report sul sovraffollamento in Europa all’inizio del 2013. Secondo questa rilevazione il rapporto sarebbe 142 detenuti ogni cento posti letto: una cifra comunque importante, che denota una situazione  barbara e indegna di un paese civile. Su un solo dato c’è accordo: circa un terzo dei detenuti nelle carceri italiane, quasi 23 mila, è straniero. Frutto, probabilmente, delle leggi restrittive degli ultimi anni in materia di immigrazione, che hanno legato la clandestinità all’illegalità.

I ricorsi in attesa. Adesso l’Italia ha un anno di tempo per risolvere un problema particolarmente complesso, che è stato rimandato per decenni. Non solo: dopo questa sentenza, la Corte ha già ricevuto più di 550 ricorsi per violazione dei diritti umani. La seconda richiesta europea è quindi quella di dotarsi di un sistema interno che permetta ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita e avere un risarcimento. In questo momento, i ricorsi sono sospesi: si attende, per capire come il nostro governo si muoverà per ottemperare la pressante richiesta europea. Ma, se l’esecutivo non dovesse varare un piano soddisfacente entro pochi mesi, le associazioni che si battono in difesa dei diritti dei detenuti annunciano una sorta di “guerra dei ricorsi”.