Nelle statistiche che l’Istat redige sulla disoccupazione giovanile (41,9% nel nostro paese), la forbice delle età va dai 15 ai 24 anni. Di un anno superiore è il periodo di ritardo dell’Italia, secondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, relatore delle consuete Considerazioni finali all’assemblea annuale dell’istituto. Quasi come se la definizione di “generazione perduta” non bastasse più a contenere i giovani ma si espandesse a gran parte del sistema-paese.

AVANTI E INDIETRO Un Pil in calo del 7% rispetto a sei anni fa, la produzione industriale ridottasi di un quarto, famiglie che hanno visto scendere i propri redditi di 9 punti percentuali. Alcuni numeri riguardanti dodici mesi di Italia.
Ma nella sua relazione Visco non guarda solo indietro, a quello che è stato (o non è stato). Il numero uno della Banca d’Italia parla anche di un 2013 che è e continuerà ad essere difficilissimo. La produttività ancora in calo, la disoccupazione ancora crescente. E proprio su lavoro e produzione arriva l’indicazione del governatore, secondo il quale occorre ridurre le imposte che gravano su questi settori.

CRISI L’uscita dalla crisi, per Visco, è possibile attraverso traini esterni, come la ripresa del commercio mondiale; ma anche interni, come le riforme ed una rinnovata disponibilità del credito. Per l’inquilino di Palazzo Koch di austerità non si muore, anzi: il mantenimento dei conti pubblici in ordine rappresenta uno dei punti principali per la risalita del paese. Ma per il governatore questo deve essere accompagnato a uno snellimento delle imposte sul lavoro e – soprattutto – all’applicazione concreta di riforme in materia.

CONTINUITÀ E CAMBIAMENTO Per il governatore occorre portare avanti due azioni già messe in piedi dal precedente governo: la lotta all’evasione fiscale – attraverso elementi di semplificazione delle imposte – e il mantenimento dell’Imu in qualche forma. Ma occorre anche creare nuove istanze nella società, soprattutto nell’ambito del lavoro: se la mobilità sarà (è) uno degli elementi nuovi dell’occupazione degli ultimi anni, allora occorre che il paese e chi lo governa – secondo Visco – predispongano strumenti utili ad aiutare i lavoratori. Il governatore parla di strumenti assicurativi, di protezione, ma anche di una continua opera di formazione.
Ma per fare tutte queste cose, sempre secondo Visco, non occorre delegare: tutti devono infatti impegnarsi in questa opera di cambiamento, senza difesa delle rendite e del particolare.

25 ANNI FA Come ricorda il Corriere Sella Sera dell’1 Giugno, il 1988 – 25 anni fa – l’Italia toccò il suo primo milione di miliardi di lire di debito pubblico. In giorni (anni?) in cui questo è diventato uno degli argomenti più presenti nel dibattito sulla competitività economica del paese, questa indicazione appare simbolicamente ironica. Ed anche un po’ destabilizzante.