Ottocentosessantacinque nuove abitazioni. È il bilancio di un solo trimestre di colonizzazione israeliana in Cisgiordania e a Gerusalemme est, avvenuta fra gennaio e marzo 2013. Lo rileva il gruppo pacifista israeliano Peace Now, che parla di un aumento del 335% nell’espansione delle colonie, la crescita più alta in assoluto degli ultimi sette anni.

Citando, tra gli altri dati, anche statistiche ufficiali del governo israeliano, l’ONG che monitora gli insediamenti ha spiegato in comunicato stampa di qualche giorno fa: «Tra gennaio 2013 e marzo 2013, è stata avviata la costruzione di 865 nuove unità abitative. Si tratta di tre volte di più rispetto al trimestre gennaio-marzo 2012 e, con un sorprendente aumento del 355%».

Secondo i dati diffusi dall’Ufficio Centrale di Statistiche israeliano, la gran parte delle nuove unità sono state costruite negli insediamenti di Modi’in Illit, dove si trovano 241 nuove unità, e a Beitar Illit, dove ci sono 265 nuova unità, oltre a quelle appartenenti alle colonie ad est e ovest del Muro. «Sebbene i coloni rappresentino solo il 4% della popolazione» spiegano da Peace Now «essi hanno visto crescere le nuove costruzioni del 176%, mentre il resto della popolazione, il 96% degli israeliani, ha assistito ad una riduzione del 8,9%». Nei territori tracciati sui confini del 1948, infatti, l’avvio di progetti di costruzione ha subito una flessione a causa dell’aumento del costo delle case, mentre i nuovi lavori negli insediamenti hanno visto un’impennata mai registrata negli ultimi sette anni.

Dopo le aggressioni avvenute negli ultimi mesi, sia a opera di coloni che dei militari, contro gli agricoltori palestinesi, l’aumento vertiginoso delle porzioni di territorio sotto l’occupazione israeliana preoccupa non poco Peace Now : «Qualsiasi governo impegnato per la pace non avrebbe consentito la continuazione della costruzione di insediamenti colonici che inevitabilmente danneggia le possibilità di accordo», sottolinea il gruppo pacifista legato alla sinistra israeliana «Questi risultati forniscono ulteriori prove di una politica di governo che intende dare la priorità all’espansione degli insediamenti»

Rispettare i confini precedenti alla guerra del 1976 quando Israele ha occupato la Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est, è la richiesta che da decenni viene posta come precondizione , da parte palestinese, per aprire dei negoziati di pace. Israele, dal canto suo, chiede un tavolo senza clausole e rifiuta, da anni, di bloccare i nuovi insediamenti. Secondo Peace Now «senza un vero congelamento delle attività negli insediamenti, le costruzioni continueranno a crescere rapidamente», minacciando seriamente le aspettative di pace. I dati pubblicati, infatti, «forniscono un’ulteriore prova della perseveranza del governo israeliano nel considerare prioritaria l’espansione degli insediamenti, e nel perseguire gli interessi dei coloni a spese della maggioranza degli israeliani».