Nella società cosiddetta “liquida”, certe questioni più di altre si allargano a macchia d’olio. È il caso di Edward Snowden, che ha visto in poche settimane coinvolte gli Stati Uniti, il Regno Unito, Hong Kong e l’Islanda. Secondo il Washington Post, sulla “talpa” dietro al Datagate ci sarebbero alcuni procuratori federali, che avrebbero formalizzato l’accusa di spionaggio, chiedendo alle autorità di Hong Kong di arrestarlo.  Il problema è che sia la Cina che l’ex-colonia britannica simpatizzano con lo stesso Snowden.


ASILO POLITICO ISLANDESE?
  La richiesta di arresto è quella che sembra una reazione automatica da parte delle autorità statunitensi, dopo la notizia, emersa negli ultimi giorni, secondo cui per l’ex-analista legato alla National Security Agency era pronto un jet privato che lo avrebbe portato in Islanda. Lì avrebbe usufruito di un eventuale asilo politico.
A predisporre questa “fuga” ci sarebbe l’imprenditore Olafur Sigurvinsson, già collaboratore da tempo di “Mr. Wikileaks”, Julian Assange.
I procuratori federali che vogliono Snowden sono quelli del distretto della Virginia orientale, dove ha sede la società hi-tech per cui l’uomo lavorava, la Booz Allen Hamilton. L’accusa, oltre a quella di spionaggio, è anche di furto di proprietà del governo.


DIETRO AL DATAGATE
  Snowden è il cosiddetto “whistleblower”, la fonte dietro le rivelazioni sulle intercettazioni e la raccolta di dati da parte della Verizon prima e sul programma Prism poi: due casi che hanno messo nei guai l’amministrazione Obama per quel che riguarda il controllo della privacy dei cittadini americani. I due casi infatti riguardano sia le telefonate che le comunicazioni telematiche: a rivelarli, nelle scorse settimane, il Guardian. Lo scalpore è stato tale che la Casa Bianca ha annunciato che venerdì Obama siederà ad un tavolo con membri del Privacy and Civil Liberties Oversight Board, agenzia indipendente interna al Congresso che si occupa di tutela della privacy. Resta da capire se Obama stia cercando di salvare le apparenze o se stia invece cercando di confutare le accuse di illegalità del controllo telefonico ed informatico.


MALA TEMPORA CAMERON
  Ma, come si scriveva prima, la questione si è allargata: lo stesso Guardian, infatti, ha pubblicato nelle ultime ore altri documenti di Snowden. Le nuove rivelazioni parlano di un coinvolgimento della GchQ, agenzia di intelligence londinese. In questo caso, cambia il luogo ma non il risultato: grosse quantità – secondo il Guardian – di dati informatici, comunicazioni via Internet e chiamate telefoniche. Un programma denominato Tempora che metteva poi in condivisione con la stessa Nsa i dati raccolti. Un’operazione partita un anno e mezzo fa: rivelazioni che ora spostano il mirino della pubblica opinione sul premier inglese David Cameron. Ora tocca vedere se l’inquilino di Downing Street preferirà non commentare – come ha fatto Obama – l’accaduto o dire la sua per rassicurare i cittadini britannici.